Free Web Hosting | free host | Free Web Space | BlueHost Review

12. CONCLUSIONE

_____________________________________________________________________

Con l'Italia divisa in due e la guerra civile ormai in atto le possibilità che la diplomazia vaticana potesse avere ancora spazio erano minime.Il quadro politico era totalmente cambiato, la fuga del re e di Badoglio a Brindisi e l'occupazione tedesca di Roma avevano ristretto notevolmente il campo d'azione della Santa Sede. La capitale era ormai solamente una città occupata militarmente e la stessa città del Vaticano correva seri rischi di essere vittima di eventuali rappresaglie qualora la Curia romana non si fosse tenuta sufficientemente in disparte. In questo senso le autorità germaniche diedero istruzioni all'ambasciatore von Weizsäcker di tenere il Vaticano fuori da ogni vicenda politica. Dal canto suo, l'ambasciatore tedesco inviava in Germania una serie di rapporti intenzionalmente falsati, in cui Pio XII veniva descritto come un papa che sperava ardentemente in una pace immediata con Hitler, nella convinzione che il nazionalsocialismo fosse l'unico baluardo contro il bolscevismo. Agendo in questo modo il diplomatico credeva di rendere un buon servizio ad una giusta causa, convinto di servire la pace e allo stesso tempo di proteggere il papa da un incombente pericolo. Nei suoi rapporti si leggeva: "Maglione ha detto che il destino dell'Europa dipende dalla resistenza vittoriosa della Germania sul fronte russo. L'esercito tedesco è l'unico baluardo possibile contro il bolscevismo. Se cade, sarebbe finita per la cultura europea."; oppure : "Il bolscevismo è e rimane l'incubo del Papa. Egli spera intensamente che il muro tedesco in oriente resista, ma, anche se resiste, desidera la pace prontamente, perché altrimenti, anche prescindendo dalla conclusione militare della guerra, le crescenti distruzioni dell'Europa porterebbero a un dissolvimento sociale, nel quale il comunismo sarebbe il vincitore" (1) .

A settembre era nato il nuovo stato fascista che il 1° dicembre assumerà il nome di Repubblica Sociale Italiana. Il cardinal Maglione in un colloquio con l'ambasciatore di Spagna aveva parlato dei rapporti con il governo fascista repubblicano: "L'Ambasciatore mi chiede che cosa farà la S. Sede se sarà pregata di riconoscere il nuovo Governo Mussolini. Ho risposto: voglio sperare che non sarà rivolta alla S. Sede tale domanda. Qualora fosse posta la questione, deciderà, naturalmente, il S. Padre.

Mio pensiero -personale e che manifesto in via confidenzialissima- è che l'attitudine della Santa Sede non potrebbe essere diversa da quella mantenuta dalla Santa Sede in casi eguali: non si usa riconoscere de jure Governi che si costituiscono durante la guerra, a causa della guerra, quando vi è già un governo legale.

Se il nuovo Governo Mussolini avrà di fatto potere in una parte dell'Italia, si potrebbe tutt'al più, -tenendo presente questo fatto- avere con esso qualche contatto non ufficiale, ma confidenziale e direi piuttosto privato, perchè vi sarebbero forse questioni da risolversi praticamente." (2) . Questo problema non si presenterà però mai in termini ufficiali, tantopiù che non ci furono quasi mai contatti formali tra i due stati. Il 15 ottobre il segretario della Nunziatura d'Italia, monsignor Marchioni, si recò dal Maresciallo Graziani che dopo molte indecisioni aveva accettato la carica di ministro della Difesa nel nuovo governo fascista. Nel colloquio tra i due, il Maresciallo illustrava così le ragioni del fascismo repubblicano: "L'armistizio di Badoglio è stato una vero e proprio tradimento e una pazzia. L'esercito italiano, sparpagliato fuori le frontiere, con armi del tutto insufficienti, scompaginato nel morale, stretto nelle morse delle poderose divisioni -25- tedesche in Italia, non avrebbe potuto assolutamente difendersi dalla giustificata reazione dell'alleato tradito. Non si ha un'idea della punizione ordinata dalla Germania che avrebbe ridotto l'Italia a terra bruciata. Solamente in grazia dell'amicizia del Führer per il Duce fu possibile trattenere, nei minimi limiti, l'ira tedesca ed il nuovo Governo tenta con ogni mezzo, mercè l'influenza personale di pochi, di attenuare tale situazione. La dichiarazione di guerra alla Germania fatta da Badoglio getta formalmente l'Italia nella guerra civile e fratricida e costringerà i tedeschi a nuove misure restrittive. (...) Ora la situazione è la seguente: da un lato vi è la massoneria , l'ebraismo ed il comunismo, personificati dall'Inghilterra, dall'America e dalla Russia; dall'altro, vi è la Germania che combatte queste tre forze oscure e dissolvitrici. E' vero che la Germania non è e non può farsi paladina di un ordine nuovo cristiano nè della difesa della Chiesa per i suoi precedenti storici (riforma luterana) e per la sua recente politica anticattolica e anticristiana; ma queste sono cose che si aggiusteranno dopo. E poiché le suddette tre forze sono state sempre nemiche acerrime della chiesa, il Vaticano dovrebbe dare il suo appoggio o per lo meno mostrare simpatia per chi le combatte. E' noto, invece, che gli ambienti vaticani aspettano gli alleati" (3) .

Le parole di Graziani riassumono fin troppo bene la situazione che era venuta a crearsi: un paese diviso, l'incubo di una "guerra fratricida" e le accuse, ormai consuete, alla Santa Sede. Durante questo incontro il prelato ribadì la posizione di neutralità della Chiesa, che non consentiva "un intervento politico a favore di uno dei belligeranti e a favore di una parte dei cittadini contro l'altra, della medesima nazione", i sacerdoti dovevano comunque "inculcare la calma, la tranquillità, l'ordine per fare in modo che azioni inconsulte non producano gravi rappresaglie a danno di tanti innocenti o dell'intera popolazione." (4) .

Nell'anno che era trascorso la Santa Sede era stata testimone di tutte le vicende italiane vivendole con passione e viva partecipazione, tentando anche nei limiti concessi dalla sua neutralità, di consigliare e di proporsi per "fare il possibile per venire in aiuto al popolo che soffre". Il governo fascista si dimostrò molto sospettoso verso il Vaticano accusandolo di "disfattismo" o di essere "un covo di spie". Le iniziative prese dalla Curia romana furono poco gradite e soprattutto il duce in più di un'occasione le accolse con insofferenza. Non fu pertanto possibile per il papa svolgere un'azione di mediazione, un ruolo che era auspicato da alcuni elementi moderati del regime e che senza una richiesta ufficiale non poteva certo essere intrapreso, poichè avrebbe significato abbandonare la neutralità a cui la Chiesa si era attenuta sin dallo scoppio del conflitto. Molto intensa fu anche l'attività diplomatica a favore della popolazione italiana svolta presso gli Alleati e soprattutto verso gli Stati Uniti. Il governo americano si dimostrò infatti in più occasioni disposto ad ascoltare le proposte della Santa Sede e in alcuni frangenti richiese direttamente un'opinione del Vaticano sulla situazione, ritenendolo in una posizione privilegiata per giudicare le vicende italiane.

Il governo inglese invece, anche perché la Gran Bretagna era stata toccata più profondamente dal conflitto, fu sempre propenso a una politica più severa nei confronti dell'Italia e accolse spesso con freddezza le azioni diplomatiche del Vaticano, che non venne risparmiato in alcune occasioni da accuse di faziosità.

Tuttavia le iniziative a favore dell'Italia promosse presso gli Alleati riuscirono probabilmente a portare ad una condotta meno intransigente; non furono inutili gli inviti a cercare una pace giusta nè le occasioni in cui, dopo il 25 luglio, fu ricordato che il popolo italiano, contrariamente ai proclami ufficiali, desiderava solamente la pace.

All'Italia non venne rigidamente imposto il principio, annunciato quasi come uno slogan nel gennaio 1943, della "resa incondizionata", a cui il papa aveva contrapposto, scrivendo a Roosevelt, la necessità di una pace fondata sui principi della carità cristiana, non corrotta da passioni di vendetta o da alcun elemento d'odio. L'armistizio di Cassibile era stato accompagnato da negoziati e alcune concessioni venivano comunque fatte. Il merito di questo non va certamente attribuito alla Santa Sede, poiché vi era stato un preciso calcolo politico da parte degli Alleati (5) , tuttavia l'interessamento del papa e della Segreteria di Stato per le sorti dell'Italia aiutò a fare sì che il conflitto non assumesse mai i contorni di una guerra contro l'Italia o contro il popolo italiano ma di una lotta contro il fascismo prima e, dopo l'armistizio, una campagna di liberazione dall'invasore tedesco. Sino alla pubblicazione dei documenti della Segreteria di Stato, questi interventi furono sconosciuti lasciando adito a una fiorente, quanto discutibile, pubblicistica che rivolgeva accuse contrastanti all'operato della Santa Sede nei confronti dell'Italia (6) .

Un'ulteriore considerazione può essere fatta riguardo alla città di Roma. Gran parte dell'attività diplomatica vaticana del periodo dicembre 1942 - settembre 1943 è dedicato alla difesa della Città Eterna. Fu un lavoro costante, paziente che andò incontro anche a notevoli delusioni. Grazie alla mediazione della Segreteria di Stato, il governo italiano promise sin dal dicembre 1942 di togliere ogni obbiettivo militare dalla capitale per scongiurare i bombardamenti. Il governo non tenne però pienamente fede alla parola data, ostacolando notevolmente le iniziative della Curia romana che sperava di ottenere, in nome dell'importanza della città per la cattolicità e per tutta la civiltà, un impegno formale degli Alleati. Fu così necessario attendere la caduta del fascismo e l'insediamento del nuovo governo per avere la proclamazione ufficiale, anche se unilaterale, di Roma "città aperta". A questa dichiarazione seguirono gli sforzi per ottenere un riconoscimento di questo status da parte degli anglo-americani.

Alla fine della guerra, se la capitale aveva limitato notevolmente le distruzioni rispetto ad altre città europee e soprattutto rispetto all'altra capitale dell'Asse, Berlino, parte del merito va sicuramente attribuito all'impegno della Curia romana. Anche in questo caso deve però essere rilevato che fu soprattutto l'evolversi degli eventi bellici ad evitare danni più gravi. Il crollo del regime e successivamente l'armistizio resero inutili i bombardamenti "terroristici", con lo scopo di "fiaccare il morale della popolazione". Successivamente la decisione del maresciallo Kesselring di non stabilire la sua linea di resistenza a Roma e la veloce avanzata del generale Alexander evitarono il peggio.

L'intervento del Vaticano non fu però esente da critiche. Buonaiuti, che espresse sempre un giudizio molto severo circa l'operato di Pio XII, scriveva: "... qualcuno avrebbe avuto ragione di pensare che il Padre della comunità universale dei fedeli non avrebbe dovuto essere in maggiore trepidazione per le sorti della popolazione e degli edifici di Roma, di quel che Egli non avesse mostrato di avere per gli abitanti di Coventry o per gli abitanti di Amburgo. ..."(7) . Gli inglesi, come si è visto, giudicavano nello stesso modo l'azione del papa. Si riteneva che un' istituzione per definizione universale come la chiesa non avesse ragione di difendere con tanto vigore una sola città.

Pio XII ad un anno dalla fine della guerra, spiegherà così i motivi del suo operare: "non fu uno stretto sentimento personale quello che Ci mosse ad intervenire con tanto ardore per la incolumità di Roma. Anche ad altre città il nostro cuore rimane unito coi più cari vincoli, e per la loro preservazione Ci siamo adoperati, e sulle loro rovine, sul dolore e le angustie dei loro abitanti abbiamo pianto... Per tutte senza eccezione... Ma Roma è una città unica: unica per la grandezza della sua storia e per la sua parte preponderante nella evoluzione della civiltà universale; unica soprattutto per le sua missione suprannaturale, che la pone al di fuori del flusso dei tempi e al di sopra delle distinzioni di nazionalità. Roma è la madrepatria di tutti i cattolici sparsi su tutta la superficie del globo. ... "(8) .

Per molti e soprattutto per i cittadini romani Pio XII sarà invece il Defensor Civitatis, il Defensor Urbis. Tardini commentò così, dopo la liberazione di Roma, la rilevanza dell'impegno del pontefice: "Nell'intera vicenda parve evidente a tutti la presenza di Dio. Mentre in Vaticano più seriamente si temeva che ogni sforzo sarebbe riuscito vano, la Provvidenza agì da sè e in modo mirabile. (...) Ma se il Signore solo operò il prodigio, Egli ha voluto che la gloria e il merito andassero, per unanime riconoscimento, alla Santa Sede. Tutti attribuirono la salvezza di Roma al Papa, ai suoi ripetuti interventi, specialmente ai suoi coraggiosi e luminosi discorsi"(9) . Il rapporto con la popolazione della capitale venne così descritto da Paolo Monelli, uno dei testimoni più autorevoli della Roma di quegli anni: "Fra i tiranni tedeschi e le pavide autorità italiane, i romani s'erano scelto il papa come pastore e come governatore, autorità spirituale e terrena; da lui aspettavano, da lui invocavano resistenza alle prepotenze tedesche, appelli perchè cessassero i bombardamenti dall'alto, rifornimenti di viveri, asilo.(...) Un giorno il pontefice parlò al popolo dalla loggia della Basilica di San Pietro; il sagrato della chiesa e la piazza serrata dal colonnato si gremì di una folla senza numero che traboccava oltre le colonne e fino a mezzo della via della Conciliazione, una folla come non si era mai vista ai tempi delle radunate oceaniche, una turba di miserabili, di affamati, di derelitti, e con essi tutto il popolo di Roma; levavano il viso illuminato da una sovrumana esperienza a quell'uomo bianco e fragile, bevevano quelle sue parole che invitavano solo alla preghiera; ed applaudirono poi come alla fine di una radunata politica, un applauso interminabile che era un grido di rancore, di avversione, di abominio per la duplice tirannia di cui soffrivano; madri alzavano i bimbi sulle braccia, bandiere sventolavano sul tumulto, fu visto un prete agitare frenetico una grande bandiera rossa." (10) .

_____________________________________________________________________

1) R.A.Graham, La strana condotta di E. von Weizsäcker ambasciatore del Reich in Vaticano, in La Civiltà Cattolica, 1970 II 455-471.

I rapporti di von Weizsäcker diventeranno dopo la guerra l'arma principale degli accusatori della Chiesa e dei detrattori di Pio XII.

2) A.D.S.S., vol.VII, note di Maglione, 27/9/1943, d.415, p.652

3) Idem, Marchioni a Maglione, 18/10/1943, d.440, p.674 sgg.

4) Vedi C.Pavone, Una guerra civile, Bollati Boringhieri, Torino, 1991, p.284

5) Proprio nel gennaio 1943, quando Roosevelt a Casablanca annunciava la necessità di ottenere una "resa incondizionata", il Post-War Foreign Policy Preparation Committee del Dipartimento di Stato, discuteva in ogni suo aspetto la situazione italiana per raggiungere la conclusione che la sola soluzione possibile sarebbe stata quella di un governo di transizione guidato dai militari, cioè dal maresciallo Badoglio, e il mantenimento di casa Savoia, salvo eventuale abdicazione del re. Vedi E.Di Nolfo, Quell'8 settembre come problema internazionale, in Nuova Antologia, fasc. 2148, 1983, p.147

6) Possono essere citati come esempi alcuni articoli di Mario Tedeschi, Come il Vaticano aiutò Stalin: nuovi documenti della santa Sede illustrano l'azione svolta in Roma contro l'Italia durante la guerra sotto la protezione del Concordato. La scelta di Pio XII contro l'Italia, in Il Borghese, nn. 15-17, 1969 oppure dello stesso autore, La lunga linea rossa, in Il Borghese, n.47, 1969 che denunciava "l'intervento del Vaticano a favore dei clerico-marxisti". Dalla parte opposta si può segnalare: Alceste Santini, Il Vaticano e la seconda guerra mondiale: Pio XII avrebbe avuto tutto il tempo per promulgare un'enciclica che condannasse apertamente il nazifascismo e l'ideologia razzista, ma non lo fece. La sua maggior preoccupazione era il 'pericolo bolscevico', in l'Unità, 7 aprile 1973; cfr. in A.Rhodes, op. cit., introduzione di G. Bianchi, p.15

7) E.Buonaiuti, op.cit., p.158

8) A.Giovannetti, La difesa di Roma, Staderini, Roma, 1964 p. 29

9) A.Giovannetti, Roma città aperta, cit., p.230

10) P.Monelli, op. cit., pp.421-422

Home