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6. LE DIFFIDENZE DEL REGIME E L'INTRANSIGENZA DEGLI STATI UNITI

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L'atteggiamento di Mussolini non deve trarre in inganno. Se sul balcone di Palazzo Venezia si era dimostrato spavaldo e sicuro, in verità si era reso conto della gravità della situazione che l'Italia stava vivendo. In quel periodo divenne sempre più convinto della necessità, già paventata a Hitler ai primi d'aprile durante l'incontro di Klessheim, di giungere, al più presto, ad una pace separata con la Russia. Il duce era infatti consapevole che le possibilità di resistenza dell'Italia erano agli sgoccioli e che l'unica salvezza in cui si poteva sperare era un cambiamento di politica da parte di Hitler, che avrebbe potuto portare il tripartito, se non a una vittoria, almeno a una pace di compromesso. Tuttavia non ebbe la forza per far valere il suo punto di vista davanti al Führer, anche se (secondo la testimonianza di Badoglio) si impegnerà col re, pochi giorni prima di essere destituito, a sganciarsi dalla Germania entro il 15 settembre. La reazione indispettita di Mussolini alla comunicazione di Pio XII del 12 maggio è invece interpretabile con la profonda diffidenza che nutriva nei confronti della Santa Sede e dalla sua convinzione, (già espressa, come abbiamo visto, dopo la visita di Taylor a Roma) che la Curia romana e la Casa Bianca stessero tramando ai danni dell'Italia e del fascismo. La diffidenza verso il Vaticano crebbe quando furono diffuse dalla stampa estera alcune notizie secondo cui, dopo lo scioglimento del Komintern (avvenuto il 15 maggio '43), Stalin, per smentire coloro che soprattutto negli Stati Uniti gli erano ostili, aveva intenzione di concludere, con la mediazione di monsignor Spellman un accordo con la Santa Sede. Ciano inviò in proposito il 30 giugno al ministero degli Esteri un lungo rapporto, in cui affermava che si trattava di una manovra nata nelle "fucine propagandistiche nord-americane" e volta a "colmare, se non la frattura, certo il profondo iato ideologico" alla base dell'"ibrida coalizione tra anglo americani e sovietici". Dopo questa premessa nel rapporto erano ricostruite le tappe più significative delle relazioni tra il Vaticano e la Russia dalla seconda metà del XIX secolo sino a quel momento. Infine Ciano concludeva affermando che la posizione ufficiale della Santa Sede nei confronti del comunismo rimaneva comunque quella della condanna contenuta nell'enciclica "Divini Redemptoris" (1). Pochi giorni prima di questo rapporto in un appunto destinato a Mussolini, l'ambasciatore italiano aveva fatto però notare come la Chiesa stesse allacciando contatti con i governi nominali di Londra e con il Comitato Francese di Liberazione Nazionale. Con moderata preoccupazione Ciano faceva notare che: "Da vari indizi ho tratto l'impressione che la Santa Sede allo scopo di salvaguardare in tutte le possibili maniere gli interessi della Cattolicità in Europa cerca di contro-assicurarsi in qualche modo sui possibili sviluppi del conflitto, se non con l'incoraggiare, certo col non sconfessare nei paesi occupati l'intensificazione dell'azione politica delle locali gerarchie cattoliche (...) e con l'annodare discreti contatti con i governi nominali di Londra. (...) Da riservati sondaggi che ho potuto compiere in Vaticano e da qualche indiscrezione ho tratto l'impressione che l'attenzione della Santa Sede, dopo i recenti avvenimenti nord-africani si è ora particolarmente concentrata sulla Francia.(...) Di fronte al sempre più intransigente atteggiamento anti-collaborazionista del clero in Francia e in seguito a una nuova valutazione della situazione francese in genere, il Vaticano ha cominciato ora a guardare oltre che a Vichy anche ad Algeri .

Per concludere si può dire che in Vaticano le 'due Francie' (...) vi siano oggi rappresentate e che la Santa Sede, nella sua viva preoccupazione di non perdere la sua storica presa sul cattolicesimo francese ha assunto una posizione intermedia, così da potere da un lato mantenere formalmente corretti i propri rapporti col potere legale, dall'altro non precludersi la possibilità di un'immediata saldatura col comitato Giraud-de Gaulle ove questo possa contare qualcosa sulla Francia di domani" (2) .

Di fronte alla diffidenza del regime la Santa Sede dal canto suo non si arrese; Pio XII infatti lo stesso giorno in cui decise di trasmettere la comunicazione a Mussolini tramite Ciano, richiese inoltre alla Segreteria una copia del memorandum che Myron Taylor gli aveva consegnato nel settembre 1942 in cui si parlava dell'Italia.

Sulla base di quel memorandum Pio XII scrisse, il 19 maggio, una lettera al presidente americano, ricordandogli l'impegno della Chiesa per evitare che scoppiasse il conflitto, le sue preoccupazioni per la città di Roma e aggiungendo parole di speranza per l'Italia: "... La promessa fattaci nel 1941 dal vostro stimato ambasciatore Mr. Myron Taylor, e spontaneamente da lui ripetuta nel 1942, che l'America non odia il popolo italiano alimenta la Nostra fiducia in un trattamento equo e comprensivo; e se già hanno dovuto lamentare l'immatura morte dei propri cari, siano loro risparmiate almeno nei limiti del possibile, ulteriori pene e devastazioni, e si salvino dalla irreparabile rovina le molte preziose reliquie della Religione e dell'Arte - eredità preziosa non di un popolo ma di tutta la civiltà umana e cristiana. Questa è una preghiera e una speranza molto cara al Nostro cuore paterno, nè pensiamo di trovar soluzione più efficace che rivolgendoCi apertamente a Vostra Eccellenza. ..." (3). Questa lettera fu poi portata a Lisbona da un impiegato della Segreteria di Stato e da qui raggiunse l'America. Unitamente a questa iniziativa si decise di dare risposta alle richieste che gli Stati Uniti avevano inviato già dal febbraio, circa l'opinione del Vaticano riguardo a un eventuale cambiamento nel governo italiano. Il cardinal Maglione inviò il 22 maggio una comunicazione, in cui si sottolineava la delicatezza della posizione della Santa Sede che intendeva rimanere al di sopra e al di fuori delle competizioni politiche, tuttavia si davano anche alcuni suggerimenti: "... informazioni provenienti alla Santa Sede da varie fonti attestano che popolo italiano è generalmente attaccato alla monarchia ed alle antiche e tradizionali norme che ne regolano i poteri e la successione. Le stesse fonti osservano che il regime monarchico è il più confacente alle esigenze, agli usi e all'indole del popolo italiano. Al Sovrano, secondo le norme costituzionali, dovrebbe esser lasciata la responsabilità di scegliere la persona cui spetterebbe il compito di presiedere il governo fino al ritorno della normalità, perchè i governanti imposti da altri non sarebbero certamente graditi al popolo italiano." (4).

Le cautele a cui si ispirava la condotta del Vaticano fecero sì che questa comunicazione ebbe una genesi particolarmente laboriosa che vale la pena di analizzare. La Santa Sede si sentiva infatti in dovere di rispondere alle richieste che giungevano da parte americana, senza tuttavia sbilanciarsi troppo o esporsi a rischi. Il primo progetto fu dunque redatto da monsignor Tardini seguendo le indicazioni del segretario di Stato, secondo le quali la comunicazione doveva essere tanto sapiente quanto prudente. Il sostituto alla segreteria approntò una prima versione e annotò così: "La sapienza suggerisce di rimanere, quanto è possibile, nei limiti della costituzione attuale vigente in Italia. E ciò si fa nel progetto là dove si parla della Corona e della conseguente responsabilità del Sovrano (non si dice se si chiamerà Vittorio Emanuele III, o... Umberto II). La prudenza esige che non si prendano dalla S. Sede - in questi momenti e in questi frangenti- responsabilità troppo gravi e non richieste dalla sua alta missione. ...".

Maglione vide e corresse l'originale e sottopose il tutto al giudizio del pontefice che fece alcune osservazioni: " 1. mettere tutto in bocca agli informatori e alla pubblica opinione;

2. non si può non rispondere, data la richiesta, anche circa i nomi;

3. è un segno di considerazione verso la Santa Sede il fatto di tali interrogazioni;

4. tutto dovrà essere fatto oralmente.".

In seguito alle osservazioni di Pio XII si decise di aggiungere un capoverso che riferiva: "A titolo di notizia aggiungo che larghi settori della pubblica opinione ritengono che, almeno in un primo periodo di transizione, sarebbero adatti a reggere il governo, tra gli altri, i sig.ri Vittorio Emanuele Orlando, Maresciallo Caviglia e Luigi Federzoni. Questi personaggi vengono descritti come intelligenze aperte alle correnti del pensiero moderno, capaci di garantire un governo saggio che assicuri giusta libertà all'interno e coltivi pacifiche relazioni con gli altri popoli.". Nella redazione finale tuttavia questo punto non comparve, Tardini infatti fece notare che: "il far dei nomi può essere assai pericoloso per la S. Sede nell' ipotesi di una non impossibile indiscrezione. Si susciterebbero, infatti, le ire del governo fascista, del governo tedesco e di altri... autocandidati alla successione di Mussolini (questi ultimi sono più di uno e tendono già a sinistra). Quali ne potrebbero essere le conseguenze ?".

Intanto il 29 maggio Taylor parlò di nuovo con Cicognani e gli fece una dichiarazione piuttosto minacciosa, che il delegato telegrafò prontamente in Vaticano: "Sua Eccellenza Taylor (...) ritiene urgente per Italia staccarsi dalla Germania, cesserebbe così subito distruzione di città e di uomini. America sinceramente desidera tale cessazione, e sarebbe disposta a trattare con nuovo Governo (...).

Se Italia non ne esce ora, orribili rovine, massacri vite umane continueranno, moneta sempre più deprezzata, ed infine non potrà aversi alcun riguardo per Italia, ma la misera sorte dei vinti. ..." (5).

Tardini di fronte alla richiesta di Washington annotava: "La Santa Sede non può rifiutarsi di fare qualche cosa", si poteva, per esempio, comunicare la posizione americana al re e a Mussolini, le difficoltà erano però molte e gravi. Il sostituto alla Segreteria di Stato ipotizzava, con una lucidità che dimostra come in Vaticano fosse ben chiara la situazione italiana, diversi scenari che avrebbero potuto crearsi: "... o in Italia si formerà davvero, per energico intervento reale, un nuovo governo militare, e allora l'Italia sarà salva dai bombardamenti anglo-americani, ma sarà occupata da questi ultimi e verrà, quindi, sottoposta alle rappresaglie tedesche (ammesso che, anche all'interno il governo fascista non susciti torbidi e lotte prima di cadere); o il Re rimarrà... re travicello, Mussolini rifiuterà di cedere e preferirà continuare la lotta, e allora le bombe anglo-americane polverizzeranno le città italiane (la parola è di Eden), stermineranno la popolazione, annienteranno i valori economici e, quindi, prostrata e massacrata, l'Italia verrà occupata dalle truppe anglo-americane, che la ridurranno alla misera condizione dei vinti. (...) Delle due ipotesi la peggiore è la seconda. (...) perchè contro le rappresaglie tedesche ci sarebbe l'aiuto dell'aviazione, della marina e anche delle truppe anglo- americane: mentre contro l'imminente attacco aereo (e, perchè no?, terrestre) degli anglo-americani l'Italia non può essere difesa nè dagli italiani nè dai tedeschi.(...) Ma c'è anche una terza (ipotesi): che cioè si venga a conoscere l'intervento della Santa Sede per eliminare il fascismo e staccare l'Italia dalla Germania. In tal caso, non si esporrebbe la Santa Sede all'ira e alle vendette dei fascisti e dei nazisti ? ..." (6).

Il sostituto preparò così due comunicazioni una per il re l'altra per Cicognani, annotando ancora le sue perplessità: "Come si fa a dire a Mussolini di andarsene! E poichè gli Alleati hanno posto Mussolini tra i ' criminali', come si fa a dire a Mussolini: . Qui è il punto scottante e bruciante." (7).

Il 1° giugno infine Maglione e Tardini si riunirono per discutere sul da farsi traendo più ragioni di preoccupazione che soluzioni. Tardini scriveva: "... la comunicazione Taylor ha il carattere di un ultimatum pone condizioni militari e politiche, minaccia terribili disastri.(...) Se la Santa Sede farà un passo confidenziale e cautelato contro Mussolini e se questo, come è prevedibile, risponderà picche, sarà bene che la Santa Sede stessa comunichi la risposta al sig. Taylor ? R. (risposta) Una tale comunicazione sarebbe pericolosissima, perché darebbe il via alle minacciate distruzioni sull'Italia. (...) Altro punto da tener presente è per la Santa Sede, il pericolo tedesco." (8).

L'azione del Vaticano per difendere l'Italia era quindi difficilissima: da una parte vi era Mussolini, poco incline ad accettare qualsiasi tipo di suggerimento dalla Santa Sede e tantomeno disposto ad uscire di scena, dall'altra parte c'erano gli Alleati che minacciavano violenti bombardamenti; la dichiarazione di Taylor va infatti vista anche come un tentativo di forzare la posizione del Vaticano, costringendolo a impegnarsi per la deposizione del duce; paventare infatti "orribili rovine" e "massacri di vite umane", significava minacciare in maniera indiretta ma molto chiara, un massiccio bombardamento della capitale, un argomento che Washington sapeva stare particolarmente a cuore della Curia romana. Infine vi erano i tedeschi che negli ultimi mesi avevano aumentato la loro presenza militare in Italia; nei primi mesi del 1943 avevano 8 divisioni di cui 4 corazzate, a maggio il colonnello delle SS Dollmann, osservatore del Reich in Italia, aveva informato i comandi germanici circa la possibilità di un colpo di stato e si erano dunque approntati dei piani per l'invasione della penisola; scriveva ancora Tardini il 2 giugno: "I tedeschi hanno ormai in mano tutti i campi di aviazione dell'Italia (l'aviazione italiana non esiste quasi più); hanno spie da per tutto e, quindi, sono informati di tutti i movimenti e preparativi...; hanno senza dubbio un piano già pronto per la punizione e l'occupazione dell'Italia, il giorno che questa ... mollasse; hanno ... una gran voglia di colpire la Santa Sede". I timori di un intervento nazista contro il Vaticano non erano infondati. Voci in tal senso però si avranno solo dopo il 25 luglio; è comunque vero che i nazisti controllavano il Vaticano attraverso un servizio di spionaggio, per altro non molto ben organizzato, avvalendosi, a quanto pare, anche di una "talpa", detta il "duca" che probabilmente era un nobile romano in cerca delle ricompense tedesche (9).

Il 12 giugno Roosevelt rispondeva finalmente alla lettera che Pio XII gli aveva inviato il 19 maggio ; le parole del presidente erano rispettose e piene di comprensione nei confronti dell'impegno del papa, ma confermavano in pieno la posizione tenuta sino ad allora da Washington: "Posso dire che gli americani sono fra coloro che ammirano di più le reliquie religiose e i monumenti storici d'Italia. Però, i miei compatrioti sono anche unanimi nella decisione di vincere la guerra che è stata loro dichiarata e di cui l'attuale governo italiano deve subire in pieno la propria parte di responsabilità.(...) Gli attacchi contro l'Italia sono limitati fin dove è umanamente possibile, agli obbiettivi puramente militari. Non abbiamo fatto e non vogliamo fare la guerra contro i civili o contro obbiettivi non militari. Nel caso dovesse essere militarmente necessario per i piani alleati operare contro Roma, i nostri aviatori sono stati perfettamente istruiti sull'ubicazione della Città del Vaticano, e hanno ricevuto l'ordine preciso di non sganciare bombe su di essa.(...) Il mio paese non ha altra scelta che proseguire la guerra con tutte le forze fino alla resa completa del nemico." (10). Lo stesso Roosevelt pochi giorni prima, in occasione dell'occupazione di Pantelleria da parte delle truppe alleate, si era rivolto al popolo italiano in un appello, in cui affermava che la campagna l'Italia era la logica conseguenza della politica spietata e traditrice di Mussolini; non riteneva responsabili gli italiani ma il duce e il suo regime dominato dai tedeschi. Il presidente americano invitava poi a porre fine alla dominazione fascista e nazista, auspicando un futuro in cui il popolo italiano avrebbe potuto scegliere democraticamente il proprio governo (11). Le speranze del Vaticano di poter limitare i bombardamenti alleati in attesa di una soluzione politica del problema italiano, si dimostrarono, quindi, infondate.

Taylor ribadì la posizione americana con fermezza in un nuovo incontro con Cicognani, dicendo che l'appello di Roosevelt al popolo italiano era da intendersi come un ultimatum e aggiungendo che gli Alleati erano decisi ad abbattere il fascismo ad ogni costo, bombardando tutti gli obiettivi militari e tutti quelli che potevano giovare al nemico (12) .

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1) Per il testo del rapporto vedi: I rapporti tra l'Urss e Santa Sede in una nota dell'ambasciatore Ciano, in L'EST, settembre 1967, pp.207-217; cfr. anche R.De Felice, Mussolini l'alleato, cit, p.1303.

L'enciclica "Divini redemptoris" fu pubblicata il 19 marzo 1937 da papa Pio XI. Un passo di questa, divenuto il più celebre anche per le questioni che poneva davanti alla campagna militare dell'Asse contro la Russia, diceva: "il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con lui da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana."

2) D.D.I., nona serie, vol.X, Ciano a Mussolini, 24/6/1943, d.446, p.586

3) In La corrispondenza fra il presidente Roosevelt e Papa Pio XII durante la guerra, a cura di M.C.Taylor, Garzanti, 1948, pp.87 sg.

4) Questa comunicazione fu inviata in cifra a Cicognani che la riferì a voce e personalmente a Taylor il 12 giugno. Il testo di questa e le vicissitudini nella sua composizione in A.D.S.S., vol. VII, d.208, pp.361 sgg.

5) Idem, telegramma di Cicognani a Maglione, 29/5/1943, d.215, p.377

6) Idem, annotazioni di Tardini, 31/5/1943, d.218, p.382

7) Idem, annotazioni di Tardini, 31/5/1943, d.219, pp.383-384

8) Idem, annotazioni di Tardini, 1/6/1943, d.221, pp.386-387

9) R.A.Graham Spie naziste intorno al Vaticano durante la seconda guerra mondiale, in La Civiltà Cattolica 1970 I 21-31 e Come von Ribbentropp spiava il Vaticano, in La Civiltà Cattolica 1982 IV 220-232

10) La corrispondenza fra il presidente Roosevelt e papa Pio XII, cit., pp.91 sg.

11) A.D.S.S., vol. VII, telegramma di Cicognani a Maglione, 12/6/1943, d.245, pp.423-424

12) Idem, telegramma di Cicognani a Maglione, 12/6/1943, d.246, p.425

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