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GLI ACTES ET DOCUMENTES DU SAINT SIEGE
Il 20 febbraio 1963 il teatro popolare di Berlino Ovest mise in scena con la regia di Erwin Piscator, un dramma intitolato Der Stellvertreter.
"Il Vicario", come sarà tradotto in Italia, era la prima opera teatrale di uno scrittore tedesco di 31 anni, Rolf Hochhut, fino ad allora quasi sconosciuto, ma destinato, da quel momento in poi a diventare molto famoso. Il testo originale di Der Stellvertreter, pubblicato dall'editore tedesco Rowolth, divenne subito un grande successo editoriale : il dramma venne tradotto in circa venti lingue e rappresentato nelle maggiori città europee, nel settembre 1964 fu pubblicato anche in Italia.
Il clamore e le accuse contro la Santa Sede che scatenò quest'opera furono una delle ragioni che convinsero Paolo VI a pubblicare, a partire dal 1965, gli Actes et documentes du Saint Siège relatif à la seconde guerre mondiale, in cui è raccolta la documentazione diplomatica vaticana del periodo 1939-1945.
La trama dell'opera narra di un giovane gesuita, Riccardo Fontana, che, sconvolto dal racconto degli eccidi di ebrei che gli ha fatto il comandante delle SS Kurt Gerstein, tenta di ottenere dal papa nel 1943 una presa di posizione chiara, una condanna precisa della persecuzione contro gli ebrei e una rottura del concordato tra la Santa Sede e la Germania nazista. Non vi riesce e pensa di assassinare Pio XII, attribuendone la responsabilità alle SS; rinuncia però a questo progetto e prega ancora il pontefice, riuscendo ad ottenere da lui un appello, redatto in termini molto generici. Alla fine viene deportato insieme a un gruppo di ebrei romani ad Auschwitz, dove viene ucciso.
L'opera, che voleva rappresentare un ritorno al "teatro politico" che il regista Piscator metteva in scena a Berlino negli anni venti, era un violentissimo atto d'accusa contro gli industriali tedeschi, i militari, il clero e soprattutto Pio XII. Nel quarto atto, intitolato "Il gran rifiuto", il papa entra in scena parlando concitatamente dei titoli e delle azioni costituenti il patrimonio del Vaticano, sui quali stanno esercitando un effetto negativo i bombardamenti dell'Italia da parte degli Alleati. Dice di sentirsi oppresso mit brennender sorge perché vengono bombardate industrie e miniere; aggiunge che i tedeschi si sono dimostrati "assai più cortesi dei distruttori di San Lorenzo". Parla anche di vendere alcuni titoli posseduti dal Vaticano a "uomini che circondano Roosevelt industriali e militari americani...", poiché tale iniziativa potrebbe condurre a una limitazione degli attacchi aerei su Roma. Quando l'emissario di Gerstein irrompe nella stanza e informa il papa dei campi di sterminio polacchi, Pio XII non denota alcun interesse alla notizia, e ciò al momento stesso in cui a Trastevere le SS stanno radunando gli ebrei per deportarli.
In un articolo da lui scritto sul suo dramma, Hochhut traeva questa conclusione: "Forse mai, nella storia, tante persone avevano pagato con la loro vita per la passività di una singola personalità politica". Le polemiche che suscitò questo dramma furono, ovviamente enormi anche perché si volle dare alla rappresentazione un'attendibilità storica sostenuta da alcuni documenti, scelti per altro in maniera unilaterale, che Hochhut pubblicava in appendice alla sua opera.
Il mondo cattolico contestò violentemente "Il Vicario", ma anche molte associazioni ebraiche si schierarono contro quello che definirono "uno spettacolo storicamente erroneo e scadente". A Roma, la rappresentazione teatrale del dramma, messo in scena dalla compagnia teatrale dell'attore Gianmaria Volontè, venne sospesa in seguito a un intervento del Vaticano, che la giudicava lesiva dei rapporti concordatari, in quanto violava il carattere sacro della città di Roma.
Senza addentrarsi troppo nelle polemiche, che coinvolgono soprattutto il ruolo di Pio XII davanti al dramma degli ebrei, è comunque necessario far notare quello che ha scritto il gesuita Robert Graham, uno dei curatori della pubblicazione dei documenti vaticani: "E' facile immaginare che senza Der Stellvertreter, o meglio senza il suo ampio e risonante impatto sull'opinione pubblica mondiale, gli Actes et documentes non avrebbero visto la luce del giorno così presto".
Paolo VI decise di rompere con una lunga tradizione, autorizzando la precoce pubblicazione degli archivi del Vaticano, riguardanti il periodo 1939-1945. Va ricordato che, ancora da cardinale, Giovanni Battista Montini si era anch'egli schierato contro l'opera di Hochhut, scrivendo anche una lettera in difesa di Pio XII inviata al settimanale cattolico inglese The Tablet e pubblicata nel giugno 1963. Montini sosteneva che se il papa avesse fatto ciò che Hochhut lo accusava di non aver fatto, i suoi atti avrebbero condotto a tali rappresaglie che una volta finita la guerra lo stesso Hochhut avrebbe potuto scrivere un altro dramma assai più realistico e più interessante di quello che, abilmente ma anche ingenuamente, aveva composto. Il primo volume degli Actes et documentes apparve nel 1965, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana con l'autorizzazione del Segretario di Stato di Sua Santità e edito da Pierre Blet, Angelo Martini e Burkhart Schneider, che morì nel 1979 senza vedere l'opera ultimata. Erano tutti e tre gesuiti, il primo e il terzo professori alla Pontificia Università Gregoriana e il secondo scrittore di storia ecclesiastica per Civiltà Cattolica. Nel 1966 si aggiunse al gruppo di curatori Robert A. Graham, anch'egli gesuita, studioso di diplomazia vaticana. I successivi volumi apparvero sino al 1981 quando l'undicesimo e ultimo volume venne pubblicato. Per la precisione i documenti dati alle stampe non sono quelli della Santa Sede nè dell'intera Curia romana, ma solamente i fondi della Segreteria di Stato di Sua Santità. Questi fondi sono poi divisi in due parti, poichè la Segreteria aveva due archivi separati. Uno è dell'ufficio che ora si chiama il Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, e l'altro è di quella che ora è chiamata Segreteria di Stato. Al tempo della guerra questi organi erano chiamati rispettivamente la Prima Sezione e la Seconda Sezione, o la Sezione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari (A.E.S.) e la Sezione per gli Affari Ecclesiastici Ordinari (A.S.S.). Di queste due sezioni parallele della segreteria di stato di Sua Santità, la prima era diretta da monsignor Domenico Tardini, che nel 1958 diventerà segretario di Stato, e la seconda da monsignor Giovanni Battista Montini, che diventerà papa nel 1963. Tra i due prelati, che vengono indicati comunemente come "sostituti" alla Segreteria di Stato, Tardini aveva il titolo di "segretario" poiché era segretario della congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, mentre Montini era chiamato "sostituto" poiché era l'assistente del cardinal segretario di Stato, che in quel periodo era il cardinal Luigi Maglione. In generale, Tardini si occupava di questioni di alta politica, mentre Montini si interessava dell'amministrazione pratica ordinaria. Da qui il sorgere di due archivi separati nella Segreteria. La divisione non era però troppo rigida. Essa spesso dipendeva dal fatto che una questione si fosse sviluppata in una sezione piuttosto che in un'altra. Oppure dal fatto che il problema fosse stato affidato dal papa a una o all'altra. I documenti dei due archivi sono stati pubblicati congiuntamente e recano solo le indicazioni A.E.S. o A.S.S., oppure i nomi di Tardini o Montini.
All'interno della raccolta non compaiono però solamente i documenti vaticani, ma anche lettere, memoranda, e informazioni provenienti da diverse fonti come lettere private di persone senza una posizione ufficiale, ma comunque degne di interesse.
Per il presente lavoro la documentazione proviene soprattutto dal VII volume che raccoglie l'attività diplomatica della Segreteria di Stato di Sua Santità dal novembre 1942 al dicembre 1943, dedicata in particolare alle vicende italiane come, ad esempio, l'instancabile lavoro svolto a difesa della città di Roma.